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Il nuovo regolamento generale europeo non modifica le norme nazionali in materia di accesso agli atti e ai documenti amministrativi, ma si limita a fissare delle regole più stringenti, sia per quanto riguarda il trattamento dei dati da parte degli enti pubblici, sia per quanto riguarda la trasparenza verso il cittadino. 

 

Trasparenza e tutela dei dati

Il GDPR, quindi, evidenzia come non vi sia alcuna contraddizione tra l'esigenza di una maggiore trasparenza della pubblica amministrazione verso i cittadini, nel senso di diffusione di dati e documenti pubblicati dalla pubblica amministrazione, e la tutela dei dati personali. Sono entrambe esigenze meritevoli di tutela. 

In tal senso il GDPR sancisce l'esigenza di rispettare il principio di finalità, non solo nell'ambito dei trattamenti di dati da parte della pubblica amministrazione, ma anche nella fase di diffusione o comunicazione di dati a privati, trattandosi comunque di trattamenti. Quindi, anche in tema di accesso agli atti e ai documenti amministrativi, essendo uno specifico trattamento, occorre che gli scopi dello stesso siano definiti e rispettati scrupolosamente, così contemperando le esigenze in contrasto. 
Il GDPR, quindi, ha un impatto sulla pubblicazione di dati che le amministrazioni ritengono necessari per assicurare maggiore trasparenza. Invece, non avrà un impatto sull'accesso agli atti che rimane regolamentato dagli Stati. 

 

Accesso agli atti 

In genere si tende a distinguere tra atti e documenti non accessibili, cioè soggetti a confidenzialità, documenti accessibili al solo portatore di interessi giuridicamente rilevanti, e documenti considerati di pubblico interesse, per cui accessibili a tutti.

 

Accesso da parte dei giornalisti

Il GDPR non si occupa di accesso alle informazioni da parte di soggetti non portatori di specifici interessi, come i giornalisti. Capita che la pubbliche amministrazioni rifiutino l'accesso in base ad una generica tutela della privacy. La normativa a tutela dei dati personali, però, non restringe affatto le norme a salvaguardia della trasparenza amministrativa, e non può essere invocata strumentalmente per negare l'accesso ai documenti. Pur tuttavia va fatto salva la tutela accordata a particolari informazioni, e in special modo ai dati sensibili.

La normativa in materia di accesso ai documenti in possesso delle pubbliche amministrazioni, impone comunque di valutare l'eventuale necessità di tutelare la riservatezza di un terzo, ma soprattuto prescrive al richiedente (quindi non solo al giornalista) di dimostrare la necessità di disporre del documento per la tutela di un interesse giuridicamente rilevante e concreto. In tale ottica il giornalista potrà accedere a informazioni concernenti: 

- l’ammontare dei dati reddituali dei contribuenti, presso i comuni; 
- le situazioni patrimoniali di coloro che ricoprono cariche pubbliche o di rilievo pubblico per le quali è spesso previsto un regime di pubblicità; 
- le classi stipendiali, le indennità e gli altri emolumenti di carattere generale corrisposti da concessionari pubblici; 
- le pubblicazioni matrimoniali affisse all’albo comunale; 
- notizie relative ad alcuni nati e ad alcuni deceduti (possono essere rivolte specifiche domande all’ufficiale di stato civile, ma non si ha ad esempio diritto a ricevere un elenco giornaliero); 
- gli esiti scolastici e concorsuali per i quali l’ordinamento prevede spesso un regime di pubblicità; 
- i dati contenuti negli albi professionali; 
- i dati contenuti nelle deliberazioni degli enti locali (per esempio anche mediante l’accesso alle sedute consiliari degli organi collegiali e la relativa ripresa televisiva); 
- la situazione patrimoniale delle società e, in generale, i dati pubblici presso le camere di commercio. 

Ovviamente sarà poi il giornalista a dover utilizzare i dati ottenuti lecitamente e pubblicare solo i dati pertinenti alla notizia, rispettando così il principio di essenzialità rispetto al fatto di interesse pubblico narrato.