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La libertà di informazione (art. 21 della Costituzione), nella duplice accezione, attiva, quale diritto del giornalista di informare (diritto di cronaca), e passiva, quale diritto del cittadino di essere informato, costituisce una precondizione per la democraticità delle società contemporanee.

E' l'articolo 85 del regolamento europeo a prevedere esenzioni o deroghe a favore dell'attività giornalistica, ma anche a favore del'espressione accademica, artistica e letteraria. Perciò l'attività giornalistica è normalmente svincolata da alcuni limiti posti a tutela della privacy.
Le norme derogatorie previste per i giornalisti si applicano anche a chiunque esercita la libertà di manifestazione del pensiero (diritto tutelato dall'articolo 21 della Costituzione) anche attraverso espressioni artistiche e letterarie, con gli adattamenti del caso. 

 

Ambito di applicazione

Le disposizioni relative all'attività giornalistica (compreso i codici deontologici) si applicano al trattamento effettuato da: 

- giornalisti professionisti; 
- giornalisti pubblicisti; 
- praticanti giornalisti; 
- occasionali che svolgono attività finalizzata esclusivamente alla pubblicazione o diffusione di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero (es. fotografo, cineoperatore). 

  

Testo unico dei doveri del giornalista

Dal 3 febbraio 2016 è in vigore il "Testo unico dei doveri del giornalista", nato dall’esigenza di armonizzare i precedenti documenti deontologici afferenti all'attività giornalistica, che recepisce i seguenti documenti: 
Carta dei doveri del giornalista
- Carta dei doveri del giornalista degli Uffici stampa; 
- Carta dei doveri dell’informazione economica; 
- Carta di Firenze; 
- Carta di Milano; 
- Carta di Perugia; 
- Carta di Roma; 
Carta di Treviso
- Carta informazione e pubblicità; 
- Carta informazione e sondaggi; 
- Codice di deontologia relativo alle attività giornalistiche; 
- Codice in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive; 
- Decalogo del giornalismo sportivo. 

Ricordiamo che le regole dei testi deontologici costituiscono vere e proprie norme secondarie del sistema giuridico, in base alla quali anche i giudici decidono della legittimità del trattamenti di dati personali effettuato per finalità giornalistica (o di manifestazione del pensiero).

 

Prerogative dell'attività giornalistica

Il trattamento di dati operato dal giornalista è sostanzialmente libero. Il giornalista può trattare (e pubblicare) anche dati sensibili e giudiziari senza dover ottenere il consenso dall'interessato. Nel momento in cui raccoglie notizie, le informazioni (l'equivalente dell'informativa) che deve fornire agli interlocutori si limitano all'identità, la professione e lo scopo perseguito. Addirittura il giornalista può non rivelare la propria professione se ciò può porre in pericolo la propria incolumità o lo svolgimento della funzione informativa. Infine, è tutelato il segreto sulla fonte della notizia. 

 

Limiti all'attività giornalistica

Questo non significa che l'attività del giornalista non trova alcun limite, rimangono comunque fermi i limiti del diritto di cronaca (quindi, essenzialità dell'informazione e interesse pubblico alla notizia) a tutela dei diritti dei cittadini e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell'interessato, e ovviamente il limite del diritto alla riservatezza. Nella valutazione della legittimità della pubblicazione della notizie è importante anche il "come" la notizia è stata cercata. 

Esistono, inoltre, una serie di norme che prevedono obblighi specifici di riservatezza nell'esercizio dell'attività giornalistica. Ad esempio, è vietato pubblicare l’identità delle vittime di violenza sessuale (art. 734 c.p.p.), gli atti giudiziari coperti da segreto istruttorio (art. 329 c.p.p., su questo vedi anche la posizione della CEDU), i nomi di persone malate di Hiv, i nomi delle donne che interrompono la gravidanza, le generalità di minori coinvolti in procedimenti giudiziari (art. 13 c.p.p., e art. 50 Cod. Privacy), il nome della donna che ha dato in adozione il proprio figlio dopo il parto chiedendo di non essere nominata. 

Il giornalista è responsabile innanzitutto verso l'opinione pubblica, che ha il diritto di essere informata. Spetta quindi a lui valutare in prima battuta se la pubblicazione di "dati" è lecita o meno, rispettando i principi in materia (principio di liceità innanzitutto, e principio di essenzialità) e la dignità della persona.
Il principio di essenzialità prevede che i dati pubblicati devono essere essenziali rispetto alla notizia, non che l'interesse pubblico alla notizia giustifica la pubblicazione di tutti i dati relativi a quella notizia. 

  

Cronaca giudiziaria

Con riferimento alla cronaca giudiziaria, quindi notizie di arresti e condanne, un aspetto estremamente rilevante è l'interesse a garantire il controllo pubblico sull'operato delle autorità giudiziarie e delle forze di polizia. Ciò comporta un regime di pubblicità degli atti processuali, delle udienze e dei provvedimenti di un giudice (a parte il segreto su alcuni atti e sulle investigazioni). Ovviamente per non incorrere in un illecito occorre sempre che vi sia un interesse pubblico al fatto, che il fatto sia vero e l'esposizione abbia una forma civile
Nella pubblicazione di dati relativi ad arresti e condanne, il rispetto del principio dell'essenzialità dell'informazione è decisivo. Occorre valutare attentamente quali sono i dati davvero rilevanti per il pubblico e limitarsi a pubblicare questi. I nomi degli indagati e degli arrestati possono essere pubblicati se vi è interesse pubblico e se non esistono specifici divieti di identificazione (ad esempio imposti dal giudice), in particolare con riferimento alla vittime (es. minori, vittime di violenza sessuale). Occorre però che la notizia sia stata lecitamente acquisita (ad esempio da una parte che ha già legale conoscenza dell'atto). Il giornalista deve sempre valutare l'opportunità della diffusione del dato, in considerazione del fatto che ci si trova in una fase iniziale del procedimento. 

Occorre inoltre rispettare il principio di non colpevolezza, per cui sarà necessario chiarire bene lo stato nel quale si trova il procedimento giudiziario. Ad esempio, il Garante ha vietato la pubblicazione delle foto segnaletiche (vedi provvedimento del Garante) in considerazione dello stato del procedimento, in una fase del tutto iniziale. Allo stesso modo è vietata la pubblicazione di immagini di persone con le manette ai polsi (anche se talvolta si viola la prescrizione pixelando le manette). 

La diffusione dei nomi di persone condannate e dei destinatari di provvedimenti giurisdizionali si inquadra nel generale regime di pubblicità dei provvedimenti giurisdizionali, per cui potranno essere pubblicati i dati del condannato: l’identità, l’età, la professione, il capo di imputazione e la condanna irrogata ad una persona maggiorenne ove risulti la verità dei fatti, la forma civile dell’esposizione e la rilevanza pubblica della notizia. Il giornalista dovrà verificare volta per volta se la pubblicazione dei dati identificativi del condannato può comportare l'identificazione dell'eventuale vittima del reato o di altre persone meritevoli di tutela (e quindi rischi per questi soggetti). La scelta dei dati da pubblicare dovrà essere improntata a maggiore riservatezza nel caso in cui la vittima ha subito conseguenze di carattere permanente sulla salute, fisica o psicologica, o quando si tratta di episodi di cronaca del passato (per evitare il riproporsi della sofferenza patita). 

Il giornalista dovrà anche tenere conto del'eventuale volontà della vittima del reato, in merito alla non pubblicazione dei propri dati, in considerazione del fatto che è ammessibile opporsi per motivi legittimi alla pubblicazione (art. 7 Codice privacy).

Riguardo ai nomi di familiari e conoscenti di persone interessate da vicende giudiziarie, il giornalista dovrà generalmente astenersi dal doffondere nomi o dati di persone che non risultano coinvolte nelle indagini e che appaiano collegati ai protagonisti solo in ragione di precedenti relazioni sentimentali o di mere circostanze di fatto (es. il proprietario dell'immobile nel quale si è consumato un delitto).

 

Uso di tecniche invasive e tutela del domicilio

La normativa in materia cerca di bilanciare l'uso di tecniche aggressive (es. il teleobiettivo) con la tutela dei diritti delle persone, e in particolare del domicilio e dei luoghi di privata dimora. Riprendere immagini all'interno di luoghi di privata dimora è vietato dalla legge, in considerazione dell'inviolabilità del domiclio previsto dalla Costituzione (art. 14). Il Garante privacy ha però ritenuto pubblicabili le foto riprese in luoghi liberamente osservabili dall'esterno (es. un balcone, vedi provvedimento del Garante). 

 

Intercettazioni

La pubblicazione delle intercettazioni può avere un impatto pesante sulla privacy delle persone, in particolare se si tratta di soggetti non notori alle cronache. I giornalisti sono tenuti a selezionare il materiale da pubblicare alla luce del principio di essenzialità dell'informazione, evitando riferimenti a persone non interessate ai fatti e comunque garantendo sempre la dignità delle persone. Insomma, occorre valutare l'interesse pubblico della singola informazione (i dettagli), non della vicenda nel suo complesso. 

Per quanto riguarda le persone note al pubblico, o che rivestono una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica, è evidente che abbiano una tutela ridotta della privacy, ma comunque deve essere rispettata la loro sfera privata con riferimento ai dati che non hanno alcun rilieco sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica. 

Il Garante ha pubblicato un provvedimento generale che riepiloga i limiti posti dalla legge e dal Codice deontologico alla pubblicazione di intercettazioni. 

 

Tutela dei minori

Il Codice deontologico dei giornalisti, nell'affermare che “il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca”, prevede un generale principio di preminenza dell'interesse del minore. Analogo principio si legge nella Carta europea dei diritti. 
E' comunque affidata al giornalista la responsabilità di valutare quando, in presenza di motivi di rilevante interesse pubblico (e fermo restando i limiti di legge), la pubblicazione di notizie o immagini riguardanti il minore sia davvero nell'interesse oggettivo dello stesso minore. 

In tale prospettiva, in Garante ha precisato che non devono essere diffuse informazioni che possano consentire direttamente l'identificabilità del minore, principio già previsto dalla Carta di Treviso e ora dal Codice deontologico. L'identificabilità deve essere intesa non in senso meramente formale, per cui è illecito oscurare il nome del minore se poi si diffondono dati dei familiari tali da consentirne l'identificazione anche solo localmente (nel quartiere). 

Di contro deve ritenersi del tutto lecita la pubblicazione di immagini, non oscurate, del minore ritratto in luoghi pubblici insieme ai genitori in situazioni tranquille e positive per il bambino. Non essendoci pericolo per lo sviluppo del minore non c'è necessità di oscurarne il volto. Purché, ovviamente, le immagini siano state acquisite in modo corretto e il minore stesso o i suoi genitori non si siano successivamente opposti alla pubblicazione. 

 

Diritto all'oblio

Nell'attuazione del diritto all'oblio occorre tenere distinte le varie ipotesi.

Nel caso di riproposizione di informazioni personali in ambito giornalistico a distanza di tempo, si deve considerare che alcuni fatti segnano profondamente la storia del paese, siano fatti politici o di cronaca nera, ma anche scandali "rosa". In casi del genere l'opinione ha il diritto di continuare ad interrogarsi sul fatto, su come abbia influito nella vita del paese, su come i personaggi protagonisti della vicenda abbiano inciso profondamente. 

Naturalmente il giornalista deve sempre valutare l'interesse pubblico alla notizia, con riferimento al personaggio, quindi tenendo conto del suo ruolo, pubblico o meno. 

Invece, la ripubblicazione di vecchi articoli contenenti dati personali in archivi storici giornalistici messi a disposizione online comporta un mutamente della finalità. Dalla finalità giornalistica si passa ad una storica o statistica, di documentazione o di ricerca, ecc... Il problema principale è che a distanza di tempo le informazioni contenute negli archivi possono non essere più aggiornate, e quindi sono inesatte. Il Garante ha ottenuto che le informazioni presenti in detti archivi non siano consultabili attraverso i normali motori di ricerca generalistici, ma solo attraverso i motori di ricerca interni all'archivio. Ferma restando la possibilità che in casi di informazioni inesatte occorra aggiornare la notizia.