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Il diritto di difesa, cioè la facoltà di un cittadino di tutelare i propri diritti dinanzi all'autorità giudiziaria, costituisce una limitazione al diritto alla protezione dei dati personali

Infatti, l'articolo 21 del regolamento europeo (GDPR) esclude il diritto di opposizione dell'interessato nel momento in cui il trattamento dei dati avvenga per l'esercizio di un diritto in sede giudiziaria. Nel qual caso, inoltre, non è previsto nemmeno il consenso né l'informazione all'interessato, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tale finalità e per il periodo strettamente necessario all'esercizio del diritto. 

Nell'ambito giudiziario il trattamento trova nel Ministero e nei singoli uffici giudiziari i rispettivi titolari del trattamento, con riferimento alle loro specifiche attribuzioni, e quindi il trattamento è lecito in quanto esercitato direttamente dallo Stato. Ciò giustifica la fissazione di deroghe rispetto al regime ordinario relativo al trattamento dei dati personali, attribuendo una prevalente rilevanza al diritto di agire e difendersi in giudizio, diritto costituzionalmente garantito (vedi Corte Cass. 15327/2009, 3358/2009, C. 12285/2008, C. 10690/2008, C. 8239/2003).
Secondo la Corte di Cassazione, è nell'ambito del processo che devono trovare composizione le diverse esigenze, cioé la tutela dei dati e la corretta esecuzione del processo, laddove le disposizioni che regolano il processo hanno natura speciale, e quindi sovraordinata, rispetto a quelle in materia di protezione dei dati personali 
(Cass. Civ. SS. UU. sentenza n. 3034 del 2011). E', inoltre, ammessa anche l'allegazione di dati cosiddetti sensibili (oggi ex art. 9 GDPR) senza il consenso, purché siano necessari per esercitare il diritto di difesa (Cass. n. 35296/2011). 

Valore della prova

Affinché una prova (documento o altro) sia comunque utilizzabile in sede giudiziaria, anche se in violazione delle norme in materia di protezione dei dati personali, occorre che la prova sia acquisita lecitamente, e cioé rispettando le regole che presiedono alla formazione della prova all'interno del processo. 

Quindi il dato deve essere trattato in modo lecito (cioé non contrario a norme imperative, all'ordine pubblico e al buon costume), secondo correttezza, compatibilmente a scopi determinati e legittimi, deve essere esatto, pertinente e non eccedente le finalità dell'esercizio del diritto di difesa. In caso contrario il dato è illecito e quindi inutilizzabile in sede giudiziaria (art. 191 CPP).